Acidosi metabolica di basso grado. Review su alcune evidenze dalla letteratura clinica e strategie di intervento – seconda parte

Acidosi metabolica di basso grado. Review su alcune evidenze dalla letteratura clinica e strategie di intervento – seconda parte

5 Ottobre | Patologie acido-correlate | Dott.ssa Alessandra Rossi

Riportiamo il seguito di un articolo incentrato sul ruolo dell’alimentazione e dello stile di vita nell’insorgere della condizione di acidosi metabolica di basso grado. Nello specifico, in questa seconda parte, si approfondisce la funzione di potassio, magnesio, zinco, calcio e bicarbonato di sodio nel prevenire o contrastare la condizione di acidosi metabolica di basso grado.

 

Alla luce di questa panoramica generale delle evidenze attualmente disponibili circa le principali conseguenze cliniche di una condizione di acidosi metabolica di basso grado appare chiaro come l’eccessivo rilascio di acidi nel torrente circolatorio possa predisporre a diversi squilibri metabolici, tra cui aumentata escrezione di minerali, insulino-resistenza e stimolazione del rilascio di glucocorticoidi. Tali squilibri, come si è visto nella prima parte dell’articolo, sono associati a un aumento del rischio di malattie croniche non trasmissibili.

Tenendo conto del potenziale acidificante dello standard alimentare occidentale nella stragrande maggioranza dei Paesi e dell’aumentata incidenza delle malattie croniche in tutto il mondo, appare evidente l’importanza di promuovere sia un’alimentazione ricca di frutta e verdura sia l’utilizzo di un integratore alcalinizzante completo, quale ALKIMO, soprattutto laddove vi siano ulteriori fattori promuoventi uno stato di acidosi metabolica di basso grado, quali stress, sedentarietà o eccesso di attività fisica, etc.

ALKIMO, grazie all’apporto di Zinco con Calcio e Magnesio da sali minerali alcalinizzanti e alla presenza, seppure in quantità minima, di Potassio risulta un valido supporto per la regolazione dell’equilibrio acido-base.

 

Potassio e magnesio

Potassio e magnesio rappresentano due importanti elettroliti intracellulari. Accanto alle numerose altre funzioni a livello metabolico, nel lontano1968 Wachman e Bernstein hanno rilevato e descritto il ruolo del Potassio nell’equilibrio acido-base46. Il 98% di tutto il potassio presente nell’organismo è legato alle proteine nelle cellule. In caso di indisponibilità di potassio, gli ioni K+ vengono sostituiti da protoni H+, in modo da preservare l’elettroneutralità all’interno della cellula. Il valore di pH urinario diventa un indicatore dello stato generale dell’equilibrio acido-base, poiché in un organismo sano l’andamento circadiano del pH dovrebbe alternatamente passare da acido ad alcalino e viceversa.

Grazie all’integrazione con potassio, attraverso il consumo di cibi che ne sono ricchi o l’assunzione di potassio sotto forma di integratori, è possibile ridurre l’iperacidità e ridurre il rischio di osteoporosi47. Inoltre, l’azione del potassio andrebbe sempre valutata in rapporto al magnesio. Accade con frequenza che un deficit di potassio si accompagni a carenza di magnesio, ad esempio dopo l’assunzione di diuretici48,49. Al contempo, livelli bassi di potassio implicano una maggiore escrezione urinaria di calcio50. Analogamente, a seguito di un infarto coronarico, i pazienti tendono a evidenziare livelli sierici ridotti di potassio e magnesio. In uno studio retrospettivo, è emerso con chiarezza come una terapia combinata a base di magnesio e potassio somministrata a pazienti cinquantenni con patologie coronariche e miocardiche, ne migliorasse le condizioni di salute generale51.

Come il potassio, anche il magnesio è un elettrolita intracellulare essenziale. Soltanto il 5% del magnesio dell’organismo si trova nello spazio extracellulare, dove è coinvolto nel mantenimento dei livelli di pH nel metabolismo osseo e nella regolazione del rilascio di calcio dalle ossa. Diversi studi mostrano che, nella fascia di età compresa fra 50 e 70 anni, l’assunzione di magnesio spesso non raggiunge livelli adeguati (320 mg/ die)52. La sperimentazione animale ha dimostrato che l’integrazione con magnesio ha effetti positivi sulla densità ossea53,54.

 

Studi più recenti, inoltre, mostrano che, in caso di deficit elettrolitico, non solo l’apparato scheletrico viene a essere intaccato, ma risultano compromesse anche le funzioni del sistema nervoso autonomo. In un lavoro americano del 2015, si è descritta la correlazione tra il ridotto apporto di magnesio e il manifestarsi di episodi depressivi in giovani adulti55,56, così come altrove si è scoperto un collegamento tra una bassa qualità del sonno e livelli ridotti di magnesio57. Il magnesio, svolgendo anche un’azione vasodilatatoria, è responsabile in buona misura della regolazione della pressione arteriosa58,59. Come rilevato dal Framingham Study, che è stato di fatto l’antesignano del moderno concetto di fattore di rischio oggi diventato parte integrante degli studi in medicina permettendo di sviluppare efficaci terapie e strategie di prevenzione per la popolazione, quando i livelli sia di potassio che di magnesio sono al limite massimo della concentrazione ematica, si riduce il rischio di disritmie60.

 

Sempre riguardo al ruolo del magnesio sulla pressione arteriosa, uno studio del 2013 evidenzia come la sua assunzione abbia una funzione protettiva rispetto all’ipertensione che può manifestarsi nelle ultime settimane di gestazione61.

 

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