Alimentazione – Acidosi Metabolica https://www.acidosimetabolica.it Tutto sul mondo dell'acidosi metabolica Wed, 08 Jun 2016 08:01:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.9.12 La pianta di avocado, le proprietà dei semi e la cura del diabete mellito https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/pianta-di-avocado-per-curare-il-diabete-mellito/ https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/pianta-di-avocado-per-curare-il-diabete-mellito/#respond Wed, 08 Jun 2016 08:01:56 +0000 https://www.acidosimetabolica.it/?post_type=approfondimenti&p=1536 Negli ultimi anni sta diventando sempre più frequente lo studio dell’utilizzo di estratti vegetali per la gestione della glicemia e del diabete. Sempre più chiari sono anche i meccanismi di azione secondo cui determinate piante potrebbero influenzare i livelli ematici di glucosio:

  • alcune contengono sostanze che mimano l’azione dell’insulina;
  • altre inibiscono l’insulinasi;
  • altre ancora addirittura stimolano la rigenerazione delle β-cellule pancreatiche.

Tra quest’ultime spicca sicuramente la Persea americana, comunemente conosciuta come pianta di avocado, di cui si è voluto approfondire l’azione ipoglicemizzante e l’effetto protettivo sui tessuti (epatici, renali e pancreatici) danneggiati dalla patologia diabetica tramite uno studio – qui presentato –  condotto in Nigeria su modello murino.

Il metodo adottato per individuare le proprietà dell’avocado e dei suoi semi

I semi di avocado, precedentemente essiccati, tagliati e polverizzati, sono stati in parte sottoposti ad analisi fitochimiche e in parte destinati a estrazione acquosa ad alta temperatura, seguita poi dalla preparazione di soluzioni a diverse concentrazioni di estratto vegetale: 20, 30 e 40 g/L.

Lo studio è stato condotto su 30 cavie normopeso, in parte trattate con allossana (composto tipicamente utilizzato in laboratorio per indurre diabete) e divise in 6 gruppi:

  • Gruppo 1: topi sani, trattati con acqua;
  • Gruppo 2: topi diabetici, trattati con acqua;
  • Gruppo 3: topi diabetici, trattati con 20 g/L di estratto di semi d’avocado;
  • Gruppo 4: topi diabetici, trattati con 30 g/L di estratto di semi d’avocado;
  • Gruppo 5: topi diabetici, trattati con 40 g/L di estratto di semi d’avocado;
  • Gruppo 6: topi diabetici, trattati con glibenclamide (sulfanilurea).

Sono stati analizzati per 21 giorni i seguenti parametri:

  • Glicemia, rilevata quotidianamente mediante il Test da carico orale di glucosio (OGTT);
  • Peso, misurato settimanalmente;
  • Alterazioni istologiche dei tessuti epatici, renali e pancreatici.

Avocado: benefici

Per quanto riguarda l’effetto ipoglicemizzante indagato, è interessante notare come la soluzione da 40 g/L di estratto abbia indotto un abbassamento della glicemia, paragonabile a quello del farmaco di riferimento (58,9% vs 59,2%); mentre a livello ponderale la sua somministrazione ha determinato un leggero aumento di peso delle cavie rispetto a quelle trattate con glibenclamide.

A livello istologico
è sembrato che le soluzioni da 20 e 30 g/L di estratto vegetale  preservassero e proteggessero le isole di Langerhans, mentre quella da 40 g/L ha portato addirittura a un completa rigenerazione della porzione endocrina ed esocrina del pancreas, comparabile ai risultati ottenuti con il trattamento farmacologico di riferimento.

Lo stesso fenomeno
si è verificato a livello renale: nonostante evidenti alterazioni istologiche dei topi diabetici non trattati, in particolar modo le soluzioni da 20 e 40 g/L hanno generato miglioramenti a livello dell’architettura tissutale, diminuendo fenomeni necrotici e infiltrati infiammatori.

L’analisi istologica del tessuto epatico (caratterizzato da necrosi cellulare nel caso di topi trattati esclusivamente con allossana) ha rivelato che, anche in questo caso, il trattamento con glibenclamide ed estratto di semi di avocado esercita effetti estremamente benefici.

In conclusione, l’interessante effetto ipoglicemizzante e l’efficacia protettiva nei confronti delle alterazioni tissutali, dimostrate dallo studio presentato in questo approfondimento, suggeriscono l’utilità di studiare ulteriormente l’avocado e, soprattutto, i possibili usi dell’estratto acquoso dei semi di Persea americana nella gestione del diabete mellito.

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L’olio di avocado, l’attività mitocondriale e lo stress ossidativo https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/avocado-mitocondri-e-stress-ossidativo/ https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/avocado-mitocondri-e-stress-ossidativo/#respond Wed, 13 Apr 2016 09:23:54 +0000 https://www.acidosimetabolica.it/?post_type=approfondimenti&p=1347 L’assenza di insulina e l’iperglicemia frequente, tipiche del diabete di tipo 1, possono condurre a molteplici alterazioni metaboliche, che sfociano in complicanze mediche.

Tra queste importanti trasformazioni troviamo:

  • un aumento della perossidazione lipidica delle membrane cellulari;
  • un’alterazione dello stato del glutatione ridotto;
  • elevati livelli di radicali liberi;
  • una marcata disfunzione mitocondriale.

L’encefalopatia diabetica, ad esempio, è una patologia correlata a queste alterazioni e si manifesta con gravi disagi cognitivi, accompagnati da un altissimo rischio di demenza. Sebbene la fisiopatologia dell’encefalopatia diabetica non sia ancora ben chiara, lo stress ossidativo e la disfunzione mitocondriale sembrano giocare un ruolo cruciale nella patogenesi di complicazioni croniche connesse al diabete.

Partendo da queste considerazioni, alcuni ricercatori messicani si sono adoperati per studiare gli effetti dell’olio di avocado in topi diabetici, analizzando l’impatto del suo consumo su:

  • attività mitocondriale a livello cerebrale;
  • stress ossidativo.

L’olio di avocado è un grasso vegetale estratto dalla pianta Persea americana, notoriamente conosciuto per le sue proprietà antiossidanti e di protezione dell’attività mitocondriale delle cellule renali.

Nello studio proposto, condotto su modello murino, si è voluto invece indagare l’azione di questo prezioso alimento sulle cellule cerebrali.

Sono stati presi in considerazione topi sani, in alcuni dei quali è stata indotta la patologia diabetica tramite somministrazione di streptozotocina (STZ), composto con tossicità preferenziale verso le cellule β del pancreas. Gli animali sono stati poi divisi in quattro gruppi, due dei quali sono stati trattati con olio di avocado (1 ml ogni 250 g di peso corporeo) per tre mesi:

  1. Gruppo di controllo: topi normoglicemici;
  2. Gruppo: topi normoglicemici trattati con olio di avocado;
  3. Gruppo: topi diabetici;
  4. Gruppo: topi diabetici trattati con olio di avocado.

I parametri esaminati sono stati:

  • concentrazione di proteine mitocondriali, indicativa dell’attività mitocondriale, quantificata mediante metodo di Biuret;
  • consumo di ossigeno, atto a misurare la respirazione mitocondriale;
  • potenziale delle membrane mitocondriali (ΔΨ?), analizzato mediante metodo spettrofluorimetrico;
  • perossidazione lipidica, studiata mediante metodo dei TBARS per identificare i danni da stress ossidativo a livello della membrana plasmatica;
  • attività dei complessi della catena di trasporto degli elettroni;
  • livelli di specie reattive dell’ossigeno, per valutare lo stress ossidativo generato;
  • glutatione, analizzando nello specifico i livelli di glutatione ridotto (GSH) e quelli di glutatione ossidato (GSSG).

I risultati ottenuti sono stati molto interessanti:

  • La supplementazione con olio di avocado corregge la dislipidemia nei topi diabetici (non nel Gruppo di controllo), normalizzando i livelli di colesterolo e diminuendo i trigliceridi ematici.
  • Il grasso vegetale somministrato ha effetti protettivi sulla respirazione mitocondriale a livello cerebrale, su cui il diabete esercita solitamente un impatto molto negativo.
  • L’olio di avocado stabilizza il potenziale transmembrana a livello mitocondriale, fortemente alterato nei topi diabetici in cui era presente un’evidente disfunzione di questi organelli.
  • L’assunzione di olio di avocado incide sull’attività della catena di trasporto degli elettroni, aumentando l’attività del complesso III sia nei mitocondri di topi normoglicemici (dell’87%), sia in quello di topi diabetici (del 125,7%).
  • Il consumo di olio di avocado da parte di topi diabetici previene l’innalzamento dei livelli mitocondriali di ROS (solitamente più alti del 64,5% nei diabetici rispetto al Gruppo di controllo)
  • La supplementazione, infine, ha determinato evidenti effetti benefici anche sullo stress ossidativo dei mitocondri a livello cerebrale: nel gruppo di topi diabetici si è verificato un abbassamento del 65% della perossidazione lipidica delle membrane cellulari e un rapporto GSH/GSSG tre volte superiore rispetto ai topi del Gruppo di controllo.

In conclusione, possiamo affermare che l’olio di avocado migliora la funzione mitocondriale delle cellule cerebrali dei topi diabetici, prevenendo possibili danni alla respirazione mitocondriale e al potenziale delle membrane mitocondriali (ΔΨ?), aumentando anche l’attività del complesso III della catena di trasporto degli elettroni. Si può attestare che l’olio di avocado diminuisce i livelli di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la perossidazione lipidica, migliorando anche il rapporto GSH/GSSG. Insomma, si tratta di evidenze che dimostrano come la supplementazione con olio di avocado contribuisca a rallentare il manifestarsi dell’encefalopatia diabetica. Risultati rilevanti che aprono a prospettive affascinanti e a ulteriori approfondimenti.

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Tabelle PRAL e IG a confronto https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/tabella-indice-glicemico-e-pral/ https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/tabella-indice-glicemico-e-pral/#respond Thu, 11 Feb 2016 16:42:55 +0000 https://www.acidosimetabolica.it/?post_type=approfondimenti&p=1162 L’indice glicemico (IG) di un alimento rappresenta la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito al consumo del cibo stesso.

Questo parametro si calcola sperimentalmente prendendo come valore di riferimento l’indice glicemico del glucosio che, per convenzione, vale 100. Si fa poi mangiare a dieci volontari – sani e a digiuno – una porzione di alimento di cui si vuole determinare l’IG, pari a 50 grammi di carboidrati; nelle due ore successive all’assunzione del cibo si misura la glicemia ogni 30 minuti. Si analizza l’andamento della glicemia costruendo una curva della risposta glicemica all’alimento somministrato. L’intero procedimento viene ripetuto, sempre a digiuno, assumendo 50 grammi di glucosio e costruendo anche in questo caso la curva di risposta glicemica individuale. Attraverso il calcolo del rapporto percentuale delle aree sottese alle due curve ottenute – quella del glucosio e quella dell’alimento considerato – si ottiene l’indice glicemico.

Possiamo definire:

  • alimenti a basso indice glicemico quelli con un valore IG inferiore a 55;
  • cibi con indice glicemico medio quelli con un valore IG compreso tra 55 e 69;
  • alimenti con alto indice glicemico quelli con un valore IG uguale o superiore a 70.

Il PRAL (Potential Renal Acid Load) invece, come abbiamo già avuto modo di vedere introducendo la relativa tabella, è un parametro che identifica e misura il potere acidificante degli alimenti: alti livelli di PRAL di un cibo indicano che questo produrrà molte scorie acide, acidità che dovrà poi essere eliminata dai sistemi tampone dell’organismo e in particolare da quello renale o porterà a una condizione di Acidosi Metabolica. In generale i cibi proteici animali hanno un PRAL positivo, mentre frutta e verdura presentano un PRAL negativo, risultando cioè alcalinizzanti.

In questa tabella dell’indice glicemico e del PRAL abbiamo integrato e messo confronto i valori PRAL e IG dei principali alimenti suddivisi per categorie.

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Gli effetti del consumo di olio di avocado sui fattori di rischio cardiovascolare https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/gli-effetti-dell-olio-di-avocado/ https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/gli-effetti-dell-olio-di-avocado/#respond Thu, 07 Jan 2016 15:41:55 +0000 https://www.acidosimetabolica.it/?post_type=approfondimenti&p=1091 L’obiettivo dello studio, presentato in questo approfondimento, è stato valutare gli effetti della somministrazione dell’olio di avocado sui marcatori biochimici dei fattori di rischio cardiovascolare nei ratti con alterazioni metaboliche indotte dall’ingestione di saccarosio.

Durante l’esperimento, venticinque ratti sono stati divisi in cinque gruppi, ognuno dei quali composto da cinque esemplari:

  • un gruppo di controllo CG, che ha ricevuto una dieta basale, composta da un mix di olio di mais e colza come fonte di grassi e acqua da bere non zuccherata;
  • un gruppo di animali malati, con alterazioni metaboliche MC (Metabolic Changes) provocate dalla somministrazione di saccarosio, che ha ricevuto un’alimentazione basale più il libero accesso ad acqua contenente una soluzione di saccarosio al 30%;
  • altri tre gruppi MC denominati MCAO (Olive oil), MCAC (Avocado oil extracted by Centrifugation) e MCAS (Avocado oil extracted with Solvent) a cui è stata somministrata una dieta sperimentale contenente rispettivamente, come unica fonte di grassi alimentari, il 7,5% p/p di olio d’oliva e avocado estratto tramite centrifugazione o con solvente.

Sono stati analizzati i livelli di:

  • glucosio;
  • colesterolo totale;
  • trigliceridi (TG);
  • fosfolipidi;
  • lipoproteine ​​a bassa (LDL) e alta densità (HDL);
  • lipoproteine ​​a densità molto bassa (VLDL);
  • lattato deidrogenasi;
  • creatina chinasi;
  • concentrazione della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP).

L’olio di avocado ha contribuito a ridurre i livelli di:

  • TG;
  • VLDL;
  • LDL.

La sua azione, in questo senso, è risultata molto marcata sui valori delle LDL, senza intaccare, però, i livelli di HDL.

La ricerca ha confermato che l’olio di avocado ha effetti molto simili a quelli dell’olio d’oliva, indipendentemente dal metodo di produzione: non è emersa infatti nessuna differenza significativa, osservando i valori dei marcatori biochimici connessi al manifestarsi di problemi miocardici, tra olio di avocado estratto mediante centrifugazione o solvente.

Durante l’esperimento l’olio di avocado ha determinato, inoltre, una diminuzione dei livelli di hs-CRP, che indica una parziale inversione dei processi infiammatori.

I risultati dello studio mostrano che il consumo di olio di avocado può avere effetti benefici per la salute in quanto riduce il numero di eventi infiammatori e determina alterazioni positive negli indicatori biochimici osservati, strettamente correlati e determinanti nello sviluppo della Sindrome Metabolica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il PRAL degli alimenti e il suo impatto sul pH delle urine https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/pral-degli-alimenti-e-ph-delle-urine/ https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/pral-degli-alimenti-e-ph-delle-urine/#respond Wed, 04 Nov 2015 09:16:09 +0000 https://www.acidosimetabolica.it/?post_type=approfondimenti&p=792 Lo scopo dello studio presentato in questo approfondimento è stato calcolare il Potenziale di Carico Acido Renale (Potential Renal Acid Load – PRAL) di una selezione di alimenti consumati comunemente.

È stato validato un modello di calcolo basato su parametri fisiologici per realizzare una stima appropriata dell’Escrezione Acida Netta (NAE), ovvero il parametro che si correla all’eliminazione del calcio con le urine; il modello dipende prima di tutto dai dati relativi al consumo dei nutrienti.

Utilizzando i dati sui nutrienti delle tabelle di composizione del cibo, il modello di calcolo ha prodotto valori PRAL che andavano da un massimo di 23,6 mEq /100 g per alcuni formaggi duri, a 0 mEq /100 g per i grassi e gli oli, a un minimo di circa -3 mEq /100 per la frutta, i succhi di frutta e le verdure.

Tramite il PRAL – ottenuto dalla somma dei singoli valori, tenendo conto della quantità di alimenti e bevande consumati quotidianamente, ma anche in base a una stima dell’escrezione degli acidi organici legata alle dimensioni del corpo – può essere calcolato il NAE giornaliero.

Questa metodologia di calcolo, basata principalmente sul PRAL, permette una previsione accurata degli effetti della dieta sull’acidità delle urine.

Una sua applicazione pratica si può vedere, ad esempio, nella prevenzione della calcolosi urinaria:
il rapporto individuato (r = 0,83; p <0,001) tra il NAE e il pH delle urine può essere utilizzato per determinare i valori NAE di riferimento e di conseguenza poter modificare il pH in base alle proprie esigenze di salute, adottando un regime alimentare più equilibrato e basico.

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Avocado: composizione ed effetti benefici per la salute https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/avocado-effetti-benefici-per-la-salute/ https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/avocado-effetti-benefici-per-la-salute/#respond Tue, 20 Oct 2015 09:15:51 +0000 https://www.acidosimetabolica.it/?post_type=approfondimenti&p=731 In questo approfondimento vengono analizzate le proprietà e i relativi effetti positivi per la salute del frutto esotico di origine messicana. L’Hass Avocado, la varietà di avocado più comune e diffusa al mondo, contiene infatti una gamma di nutrienti essenziali e di sostanze fitochimiche importanti.

Nonostante venga normalmente servito come porzione standard di avocado un quinto (30 g) di frutto (circa 150 g), secondo l’analisi NHANES il consumo medio è di mezzo avocado (68 g), che fornisce un insieme di nutrienti e sostanze fitochimiche così composto: fibre alimentari (4,6 g), zuccheri totali (0,2 g), potassio (345 mg), sodio (5,5 mg), magnesio (19,5 mg), vitamina A (43 mg), vitamina C (6,0 mg), vitamina E (1,3 mg), vitamina K1 (14 mg), acido folico (60 mg), vitamina B-6 (0,2 mg), niacina (1,3 mg), acido pantotenico (1,0 mg), riboflavina (0,1 mg), colina (10 mg), luteina/zeaxantina (185 mg), fitosteroli (57 mg), elevate quantità di acidi grassi monoinsaturi (6,7 g) e 114 kcal o 1,7 kcal/g.

L’olio di avocado è costituito, invece, per il 71% da acidi grassi monoinsaturi (MUFA – MonoUnsaturated Fatty Acids), per il 13% da acidi grassi polinsaturi (PUFA – PolyUnsaturated Fatty Acids) e per il 16% da acidi grassi saturi (SFA – Saturated Fatty Acids): aiuta a mantenere un corretto e sano livello lipidico nel sangue e a migliorare la biodisponibilità di vitamine liposolubili e sostanze fitochimiche presenti nell’avocado stesso o provenienti da altra frutta e verdura, naturalmente a basso contenuto di grassi, consumata con l’avocado.

Otto studi clinici preliminari dimostrano che il consumo di avocado ha effetti benefici per il sistema cardiovascolare. Alcune ricerche in corso sembrano indicare anche che l’avocado possa aiutare a controllare il peso corporeo e contribuire a invecchiare in modo sano.

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Il contenuto antiossidante di oltre 3000 alimenti, bevande e integratori https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/il-contenuto-antiossidante-di-oltre-3000-alimenti-bevande-e-integratori/ https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/il-contenuto-antiossidante-di-oltre-3000-alimenti-bevande-e-integratori/#respond Tue, 06 Oct 2015 13:23:32 +0000 https://www.acidosimetabolica.it/?post_type=approfondimenti&p=637 Una dieta basata su alimenti di origine vegetale protegge contro le malattie croniche legate allo stress ossidativo. Questi prodotti hanno proprietà chimiche specifiche e contengono quantità variabili di antiossidanti, che possono avere effetti benefici per la salute.

L’obiettivo alla base di questo studio è stato quello di sviluppare un database alimentare completo ed esaustivo, in cui venisse indicato il contenuto antiossidante totale dei cibi più comuni all’interno di una dieta, ma anche, ad esempio, delle piante medicinali, di erbe, spezie e integratori alimentari.  

Sono stati analizzati campioni provenienti da tutto il mondo e, attraverso esami specifici, è stato misurato il loro contenuto antiossidante. I risultati dei test effettuati e la successiva catalogazione hanno dimostrato che i cibi si differenziano, in maniera netta, l’uno dall’altro per ciò che riguarda il contenuto di antiossidanti.

Secondo questa ricerca, spezie, erbe e integratori sono i prodotti più ricchi di antiossidanti. Tra le bevande e i cibi più tradizionali, invece frutta, verdura, bacche, noci e cioccolato hanno rivelato i valori antiossidanti più alti.

Lo studio mostra, inoltre, come gli alimenti di origine vegetale apportino quantità maggiori di antiossidanti rispetto a quelli di origine animale.

Questo approfondimento vuole essere uno strumento di ricerca utile da consultare per conoscere meglio i potenziali effetti positivi degli antiossidanti fitochimici all’interno di una dieta equilibrata.  

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Tabella PRAL https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/tabella-pral-alimenti/ https://www.acidosimetabolica.it/approfondimenti/tabella-pral-alimenti/#respond Wed, 22 Jul 2015 11:26:55 +0000 http://www.acidosimetabolica.it/?post_type=approfondimenti&p=411 La tabella PRAL è uno strumento utile per identificare il potenziale acidificante o basificante degli alimenti.

Il PRAL – acronimo di Potential Renal Acid Load (Carico Acido Renale Potenziale) – è un parametro che misura l’effetto chimico acido-base prodotto dai cibi all’interno dell’organismo umano e può essere:

  • positivo – in rosso in tabella;
  • negativo – in blu in tabella;
  • neutro – in verde in tabella.

Un valore positivo indica che gli alimenti sono acidificanti e determinano una riduzione del pH; uno negativo significa che gli alimenti sono alcalinizzanti e provocano un aumento del pH.

Il PRAL è espresso in mEq/100 g di alimento e viene calcolato in funzione della quantità, presente negli alimenti, di:

  • Calcio (Ca);
  • Magnesio (Mg);
  • Potassio (K);
  • Azoto (N);
  • Fosforo (P);
  • Zolfo (S).

Più i cibi sono ricchi di Ca, Mg e K, maggiore è l’effetto alcalino per il corpo umano.
Più alte sono, invece, le concentrazioni di N, P e S, più significativo è l’effetto acidificante.

Per calcolare il potenziale complessivo di un pasto o di una dieta, bisogna semplicemente fare la somma algebrica dei valori PRAL dei singoli alimenti.

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