Riprendiamo le considerazioni sulla LGSI partendo dalla conclusione della seconda parte dove si è analizzato l’impatto della dieta sull’infiammazione, nello specifico riguardo il consumo di grassi alimentari e carboidrati.
Proprietà e benefici dei Flavonoidi
Studi prospettici suggeriscono come un aumento di introduzione di frutta e vegetali[1],[2] ed in particolare di specifici Flavonoidi apportino:
- benefici sulle funzioni cognitive;
- riduzioni del rischio di sviluppare patologie neurodegenerative correlate all’età;
- effetti positivi sui processi infiammatori.
Un aumento generale del consumo di Flavonoidi è stato positivamente correlato con un miglioramento della memoria episodica in adulti di mezza età[3] e un ridotto declino cognitivo in anziani dai 70 anni in su[4]. Uno dei gruppi dei Flavonoidi più efficaci da questo punto di vista è rappresentato dalle Antocianine. In particolare, una ricerca indica come:
- l’aumento del consumo di mirtilli e fragole sia associato ad un più lento decadimento cognitivo;
- l’aumento complessivo del consumo di frutti di bosco sia associato ad un ritardo dell’invecchiamento cognitivo (circa 2,5 anni)[5].
Un ulteriore grande studio trasversale ha evidenziato come l’assunzione totale di flavonoidi si correli inversamente con le concentrazioni sieriche di Proteina C Reattiva (PCR)[6]. A supporto di questa associazione un buon numero di studi su interventi nutrizionali ha riportato evidenze sufficienti ad affermare che i Flavonoidi sono in grado di modulare le citochine infiammatorie (es. TNF-a) e la produzione di PCR[7].
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