Candida, alimentazione e approccio terapeutico

Candida, alimentazione e approccio terapeutico

Nella la prima parte dell’articolo, il Dottor Maurizio Italiano ha descritto che cos'è la Candida, cosa la rende patogena e quali sono le correlazioni tra Acidosi Metabolica e Candidosi.


Storicamente il primo, in epoca moderna, a evidenziare le peculiarità e la pericolosità sistemica della Candida è stato C. Orian Truss, un medico americano – per anni irriso e denigrato – che con successive pubblicazioni datate 1978, 1980, 1981 ha messo in rilievo il carattere sistemico della sindrome [1],[2],[3],[4],[5]. È stato poi il Dottor Crook [6] nel 1983 a dare ulteriore impulso allo studio e al dibattito scientifico sottolineando, sulla base di una ampia casistica, la connessione tra Candida, alimentazione e stile di vita.

Candida: sintomi

Alcuni dei sintomi che possono, congiuntamente o alternativamente, essere espressione di una Candidosi occulta sono:

  • stanchezza cronica;
  • cefalea;
  • irritabilità;
  • depressione;
  • perdita di memoria;
  • ipoglicemia;
  • sindrome premestruale;
  • vaginite;
  • infezioni alle vie urinarie;
  • disturbi e alterazioni digestive;
  • affezioni cutanee e respiratorie;
  • dolore muscolare;
  • impotenza;
  • deficit attentivi;
  • difficoltà d’apprendimento;
  • iperattività.

Il ruolo del medico e l’importanza della dieta nella cura della Candida

Ancora una volta, l’intervento medico più auspicabile è quello volto a un corretto impianto alimentare che sfrutti ad esempio l’utilizzo modulato di olio/burro di cocco, nutrienti ricchi di acido laurico attento alle condizioni di Acidosi Metabolica latente (con possibile integrazione di bicarbonati e citrati) e unito a una supplementazione adeguata di probiotici (come Lactobacilli, Bifidi e Saccharomyces boulardii) e di prodotti atti a modulare la componente infiammatoria cronica. La prassi medica ha mostrato, infatti, che si tratta dell’approccio preferenziale: più percorribile che inseguire chimere soppressorie di manifestazioni cliniche che non sfruttano alcuna possibilità che l’epigenetica, e la prassi di molti, ci ha mostrato come percorribile.

Nella pratica clinica – io e i miei colleghi -  ci siamo abituati a valutare e individuare la Candida sia nei pazienti celiaci che in quelli con sintomi da sensibilità al glutine e, fino ad ora, abbiamo riscontrato una presenza concomitante in una percentuale altamente significativa dei casi. Si tratta di una correlazione molto importante da considerare e fondamentale per scegliere le indicazioni terapeutiche più corrette: in questo senso conoscenze aggiornate e approfondite riguardo all’impatto di un’alimentazione equilibrata su questi disturbi sono indispensabili in senso prospettico.

Candida: test

A questo punto potrebbe sorgere legittimamente una domanda: come è possibile diagnosticare la presenza di Candida? 

 

 

 

[1] Truss OC. Tissue injury induced by Candida albicans. Medical and neurologic manifestations. J. Orthomol. Psychiatry 7:17-37, 1978.

[2] Truss OC. Restoration of immunologic competence to Candida albicans. J. Orthomol. Psychiatry 9:287-301, 1980.

[3] Truss OC. The role of Candida albicans in human illness. J. Orthomol. Psychiatry 10:228-38, 1981.

[4] Truss OC. The Missing Diagnosis. Birmingham, 1985.

[5] Truss OC. Tissue injury induced by Candida albicans: Mental and neurologic manifestations. 1978 Journal of Orthomolecular Psychiatry, 7:1, 17:37

[6] Crook WG. The Yeast Connection, A Medical Breakthrough. Professional Books, 1983.

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