Meccanismo infiammatorio da prodotti di scarto del metabolismo endogeno ed esogeno

Meccanismo infiammatorio da prodotti di scarto del metabolismo endogeno ed esogeno

Un meccanismo infiammatorio da prodotti di scarto del metabolismo endogeno ed esogeno non eliminati, importanti cofattori di stimolo all’insorgenza di fenomeni infiammatori e conseguenti patologie a carico del Sistema Nervoso e Cardiovascolare. Tra questi si annoverano:

  • la Alfa-Sinucleina, proteina coinvolta nelle degenerazioni mitocondriali alla base dei fenomeni neurodegenerativi nelle aree cerebrali deputate al rilascio di dopamina nel Morbo di Parkinson;
  • proteine e peptidi degenerati come il beta amiloide, l’ubiquitina, i corpi di Lewy responsabili del processo infiammatorio con secondaria formazione di inclusi sotto forma di placche neuronali e/o gliali in patologie come la demenza (vascolare, senile, traumatica e di Alzheimer);
  • gli AGEs (Advanced Glycation and Lipoxidation End Products): per reazione di Maillard ed accumulo nei tessuti. La malattia cardiovascolare (CVD o cardiovascular disease) costituisce la maggiore causa di morbilità e mortalità associata al diabete. Numerosi studi evidenziano il ruolo dei prodotti avanzati della glicazione (AGEs) nel processo di aterosclerosi, in particolare nel diabete, dove un progressivo accumulo degli stessi sembra essere strettamente correlato allo sviluppo di complicanze cardiovascolari, attraverso l’avvio di un processo infiammatorio. L’accumulo di AGEs e ALEs costituisce una misura dello stress metabolico e ossidativo e potrebbe rappresentare la cosiddetta “memoria metabolica”, attraverso la trascrizione nucleare per il NFkb, e conseguente riduzione dell’Ossido Nitrico, incremento dello stress Ossidativo, stimolo citochinico infiammatorio e ossidazione delle lipoproteine (con formazione di ALEs). Gli AGEs, inoltre, si fissano e legano la matrice extracellulare (es. collagene) determinando un incremento della rigidità della parete vascolare e un incremento della permeabilità vascolare.

 

Dall’alimentazione quotidiana, gli “stimoli” ad accumulare tali prodotti nel nostro organismo sono più facili di quello che si pensa:

  • da alimenti proteici cotti a temperature elevate; o amidacei cotti a elevate temperature (per la componente di acrilamide);
  • in una alimentazione ricca di cereali raffinati, per una azione di sovvertimento della struttura dei villi intestinali, delle tight junctions intestinali con innesco secondario di processi infiammatori e glicazione;
  • per l’utilizzo di oli con punto di fumo basso che ossidano precocemente, dai cibi affumicati e precotti;
  • in un contestuale stile di vita pro-ossidazione (fumo di sigaretta, attività fisica “sbagliata e non compensata”, inadeguato sonno notturno, etc.).

 

In questa accezione può considerarsi “sbagliata” un’alimentazione grossolanamente ricca in alimenti che non solo singolarmente, ma anche nel loro insieme apportano potenzialmente più fattori, che lavorano in sinergia tra di loro a creare danno cellulare sistemico (metalli pesanti, fonti di radicali liberi, grassi facilmente ossidabili): grassi saturi (e idrogenati o trans) di alimenti preconfezionati, o da forno o formaggi molli, di origine industriale (possibile fucina di metalli pesanti facilmente ossidabili, o altri additivi tossici per l’organismo), o alimenti di origine animale ricchi potenzialmente in Ferro non “modulabile” (il cosiddetto Ferro Eme, che a differenza di quello Non–Eme delle proteine di origine vegetale, viene accumulato in fegato e in muscoli quando in eccesso, dando il via a reazione di produzione di radicali liberi potenti come lo ione ossidrile, tossico soprattutto per il cervello).

A margine del contenuto di colesterolo totale e di quota di LDL, secondario al tipo di dieta assunto, inoltre (così spesso già banalmente mal interpretato e indistinto nel rapporto con l’HDL, da medici e organi di informazione che diventano più di carattere commerciale che scientifico), a creare il danno endoteliale prodromico non solo alla formazione della placca, ma soprattutto alla sua tipizzazione emboligena (più pericolosa), sono in particolare le LDL ossidate (per un meccanismo attivato di infiammazione cronica silente): vengono formate in conseguenza ai fenomeni prima descritti diretti ossidanti o indiretti sinergici, quali la presenza di altri metalli pesanti o sostanze a carattere infiammatorio (per attivazione di tipo infiammatorio mono e macrofagica)[1]. Anche gli effetti di una alimentazione che non tenga conto dei fattori sovra esposti (per lo più non conosciuti o evidenti ai più), ma che sia causa di disequilibri ormonali a carattere infiammatorio, saranno da annoverarsi in un concetto di alimentazione “sbagliata”. Primo su tutti è l’effetto infiammatorio dell’iperglicemia e del picco insulinemico reattivo, conseguente a una alimentazione ricca non solo di zuccheri semplici, ma anche di carboidrati di provenienza per lo più da cereali raffinati e sofisticati. Anche in questo caso, l’effetto infiammatorio e pro ossidante, dannoso noto di tale ormone, si sommerà a quello degli altri possibili fattori presenti negli alimenti (e di cui non sempre possiamo difenderci).

 

Meccanismo infiammatorio favorito dalla impregnazione, congestione e ipossia

Un meccanismo infiammatorio favorito dalla impregnazione, congestione e ipossia dei sistemi biologici organici deputati alla pulizia e allo smaltimento delle tossine:

  • Impregnazione di matrice extracellulare: considerata un microcosmo di comunicazione tra le cellule attraverso scambio di informazioni di tipo vascolare, nervoso, biofisico e biochimico.
  • Impegno epatico: rappresenta uno degli organi emuntoriali (di pulizia) per eccellenza, assieme ai reni, i polmoni, l’intestino e la cute. Tra le sue funzioni principali, quella di disintossicazione (Fase I con ossidoriduzione/idrolisi, azione sul citocromo P450, glutatione, vit C, E e B dipendente; Fase II con coniugazione e transferasi su substrato aminoacidico di glicina, cisteina, taurina), è fondamentale per la conversione e la produzione di elementi di scarto del metabolismo endogeno (urea, ammoniaca, prodotti del circolo ormonale, bilirubina) ed esogeno (sostanze farmacologiche, tossine alimentari, alcool). Inoltre a questo livello avvengono fondamentali processi di conversione metabolica ed enzimatica di pre-ormoni in ormoni: è l’esempio dell’ormone FT4 in FT3 (sua parte attiva), attraverso l’azione diretta anche della LEPTINA. Il sovraccarico funzionale di quest’organo per sovraccarico diretto dei fattori sopra riportati o per una reazione infiammatoria iniziale apparentemente innocua come la condizione definita di “fegato grasso” o steatosi epatica: fino a poco tempo fa questa condizione era appannaggio del solo soggetto obeso, nel quale l’eccesso di grasso periferico e secondaria produzione endogena o primario introito esogeno di lipidi e trigliceridi, sembravano esserne l’unica causa. Studi recenti evidenziano invece come questa possa essere una vera propria forma di epatite (nel senso infiammatorio organico del termine) da stimolo infiammatorio primario indotto da tossine o sostanze che qui arrivano attraverso il sistema portale, per mancanza dell’azione di filtro di queste, da un tratto intestinale danneggiato (come nella sindrome dell’intestino permeabile) o di consensuale alterazione disbiotica della flora intestinale (e possibile produzione, tra i diversi fattori, di alcool per fermentazione di ceppi batterici preponderanti). In particolare, lo stimolo cronico infiammatorio porta a incremento della citochina NFkb, con conseguente rimaneggiamento flogistico del tessuto epatico con possibile evoluzione precoce in cirrosi epatica non alcoolica (NAFLD) e tumore epatico (soprattutto nei bambini obesi con riscontro di sindrome metabolica, e consensuale incremento di fattori pro infiammatori come l’Insulino resistenza, il diabete, l’ipertrigliceridemia e l’ipercolesterolemia).
  • Impegno del tratto digerente. Gli ultimi anni di studi ci hanno permesso di rispolverare informazioni che nei vecchi testi di fisiopatologia umana, in parte, erano ben espressi, se pur tra le righe. Ossia che il “tubo digerente” non è solo un tratto finalizzato al passaggio, alla digestione del cibo, all’assorbimento dei nutrienti, e alla eliminazione degli scarti. Il sistema microbiotico intestinale (Gut microbiota) da solo, è costituito da circa 100 trilioni di microrganismi (500-1000 specie tra batteri, funghi, virus e altre piccole forme di vita batterica).

[1] *L’intrappolamento di queste nella matrice extracellulare dello spazio subendoteliale dell’intima del vaso arterioso, e la loro “modificazione” secondaria alla perossidazione dei lipidi di membrana, porta con sé infatti aspetti significativamente importanti nell’evoluzione (e non al solo semplice accumulo) della placca:

- modulazione e “attivazione” del recettore ApoB-E (maggiormente coinvolto nell’origine di malattie degenerative cerebrali quali l’Alzheimer)

- produzione di prodotti di perossidazione, quali aldeidi che trasformano le LDL in veri e propri “sabotatori cellulari” che alla fine non solo introducono nelle cellule dell’intima che le fagocitano macromolecole attive, ma causano anche l’accumulo intracellulare di esteri del colesterolo, responsabile della trasformazione in cellule schiumose o Foam Cells (con maggior rischio emboligeno della placca ateromasica)

- attivazione nelle cellule (endotelio, macrofagi, cellule muscolari lisce) di fattori di trascrizione (NfKb) e conseguente induzione di espressione genetica di molecole adesive, fattori di crescita e conseguente risposta infiammatoria degenerativa-stimolazione della sintesi di PAI1 (plasminogen activator inhibitor 1) e di fattore tissutale con conseguente stimolo alla coagulazione alla produzione di Endotelina 1 e inibizione dell’NO (e secondaria inibizione della vasodilatazione endotelio-dipendente).

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