Ritmi circadiani nel metabolismo acido-base e loro significato nella pratica clinica – Seconda Parte

Ritmi circadiani nel metabolismo acido-base e loro significato nella pratica clinica – Seconda Parte

11 Luglio | Studi clinici | Redazione

Di seguito riportiamo la seconda parte di un articolo redatto dalla dott.ssa Anita Kracke che approfondisce le dinamiche generali dei ritmi circadiani. In questa sezione, si analizza il ruolo del fegato, dello stomaco e dei polmoni nel metabolismo acido-base, facendo riferimento alle terapie di regolazione nelle condizioni di acidosi metabolica.

 

Il ciclo del fegato

La prima persona a dedicarsi con profondo interesse scientifico al ciclo di un organo, ovvero il fegato, fu Forsgren nel 1928. Egli scoprì che il nostro fegato ha un ciclo funzionale che è di grande significato per il lavoro degli altri organi e anche, in particolare, per la regolazione del metabolismo acido-base. Il lavoro dei reni, cosa succede dentro lo spazio di Pischinger durante il giorno e la cosiddetta circolazione salina sono strettamente connessi al ciclo epatico.

Nel ciclo funzionale del fegato si possono identificare due differenti fasi, in cui una funzione dell’organo praticamente esclude l’altra. In termini molto generali, si può fare riferimento alla fase di smaltimento del fegato nel periodo tra le 02:00 e le 14:00 e la fase di accumulo nel periodo tra le 14:00 e le 02:00.

 

Anatomia del fegato

Tranne che per i grandi lobi, nella regione microscopica il fegato è diviso in lobuli che sono ancora visibili macroscopicamente a una dimensione di 1-2 mm. I lobuli sono circondati dai tessuti della cosiddetta capsula di Glisson e così separati l’uno dall’altro. Tra i singoli lobuli corrono i capillari dell’arteria epatica che rifornisce il fegato con sangue arterioso contenente ossigeno. Accanto a questi, scorrono i capillari venosi delle vene epatiche che tolgono il sangue venoso dal fegato e infine si aprono nella vena cava caudale. Inoltre, la bile dapprima si raccoglie negli spazi linfatici tra le cellule epatiche e poi defluisce tra i lobuli nei dotti biliari che sono rivestiti con semplice tessuto epiteliale. Al centro del fegato vi è un ramo della vena porta che porta il sangue venoso dalle viscere per la disintossicazione epatica.

 

Fase di accumulo e di smaltimento del fegato

Questa piccola digressione nell’anatomia è necessaria per comprendere i processi che avvengono nel ritmo quotidiano. Nel periodo tra le 14:00 e le 02:00, con un picco alle 02:00, alcune sostanze, tra cui specialmente il glicogeno e le proteine, vengono costruite nella cosiddetta fase di accumulo e immagazzinate nelle cellule del fegato. A partire dalla vena centrale del lobulo, il glucosio è trasformato in glicogeno, la nostra riserva energetica glucidica. Allo stesso tempo dalle cellule dei lobuli viene espulsa la bile verso la periferia. Durante questo tempo il fegato quindi ha un gusto gradevole, è marrone chiaro, sodo e pesa quasi il doppio rispetto al picco della fase di smaltimento.

Alle 2 del mattino l’organo passa alla fase di smaltimento. Anche quando si lavora secondo l’orologio degli organi, il periodo principale della funzionalità epatica inizia adesso, scomponendo di nuovo il glicogeno per renderlo disponibile all’organismo sotto forma di energia. Ora, a partire dalla periferia del lobulo, il sangue viene sempre più disintossicato, e bile e i prodotti di demolizione come urea e urobilinogeno sono immagazzinati nelle cellule della periferia del lobulo, sempre lavorando verso la vena centrale. Questa fase, che raggiunge il suo massimo verso le 2 del pomeriggio, corrisponde alla fase di smaltimento del fegato. Adesso il fegato è marrone scuro; ha un sapore amaro e risulta flaccido. Si può anche mostrare che, nello stesso momento in cui queste cose avvengono nell’organismo, nel periodo tra le 22:00 e le 6:00 si verifica una marea basica. Tra le 8:00 e le 19:00, i fisiologi possono osservare un iperafflusso di basi. Ciò lo si trova riflesso nella misurazione del pH urinario.

Si sa che i pazienti con disturbi epatici si svegliano tra l’1:30 e le 2:30, sentendosi male o addirittura doloranti. Ora, se consideriamo che il fegato è un organo estremamente basofilo che ha bisogno di un ambiente alcalino per funzionare al meglio, e anche che (tra le altre cose) le tossine e gli acidi biliari prodotti dal sistema reticoloendoteliale circolano nel sangue, non dovrebbe sorprendere che l’organismo reagisca con un meccanismo di veglia. Il fegato deve, per esempio, avere riserve alcaline per neutralizzare gli acidi biliari generati durante la trasformazione del sangue nel sistema reticoloendoteliale. Solo allora i sali biliari possono essere immagazzinati nel fegato per essere scaricati attraverso i dotti biliari più piccoli in seguito come e quando serve. Quindi, se il paziente che si sveglia di notte mangia qualcosa, allora le cellule parietali che rivestono lo stomaco analizzano la soluzione salina e producono un flusso alcalino che consente al fegato di funzionare. Gli acidi circolanti possono essere tamponati e conservati come sali neutri insieme ad altri prodotti di smaltimento.

L’interazione tra il fegato ed i cicli salini è illustrata in Fig. 2.

[caption id="attachment_2526" align="aligncenter" width="704"]Ritmi circadiani nel metabolismo acido-base e il loro significato nella pratica clinica – Seconda parte Fig. 2. Il Fegato e i Cicli salini[/caption]Registrati per vedere l'articolo completo

Sei un professionista della salute? Registrati alla prima community dedicata all’Acidosi Metabolica latente per accedere all’area riservata e al materiale scientifico di approfondimento!